Carnevale da sempre sinonimo di eccessi di festeggiamenti, follie, balli e banchetti... ma anche di losche e strani intrighi… protetti dalle maschere simbolo della necessità di abbandonarsi al gioco, allo scherzo e all'illusione di indossare i panni di qualcun altro, con diversi significati: la festa e la trasgressione, la libertà e l'immoralità.
Non era insolito, infatti che durante il Carnevale, specialmente tra le strette calli veneziane si perpetrassero efferati assassini… le maschere come la bauta (maschera di cartapesta bianca per proteggere il volto, abito nero, mantello nero - tabarro - e cappello a tre punte) erano perfette per celare la propria identità. Addirittura, durante il regno della Serenissima era impossibile chiamare le persone con proprio nome, l'unico appellativo permesso era: siora maschera…
Ma ad allietare i festeggiamenti ci sono altre maschere della tradizione: Balanzone, Colombina, pantalone ma soprattutto Arlecchino, la maschera più amata dai bimbi e simbolo forse del Carnevale stesso… vediamo la sua storia..
Arlecchino era un bimbo molto povero che non aveva i soldini per comperarsi il vestito e allora i compagni di classe gli donarono ognuno un pezzetto di stoffa del loro e la mamma, di notte, gli cucì il caratteristico costume a quadretti colorati...
Come da tradizione anche qui si festeggia il Carnevale! Tutto il territorio si veste a festa e tra re del Carnevale, carri e lanci di coriandoli si fa festa! D'altronde una leggenda narra che l'inventore dei coriandoli sia stato proprio un triestino...